MovImparo. Corpo, movimento e outdoor education

Andrea Ceciliani

MovImparo è un acronimo che si presta a diverse interpretazioni, a seconda del punto di vista da cui si parte.
Se ci immedesimiamo nel bambino confermiamo la consapevolezza che il movimento è alla base di tutti gli apprendimenti che si realizzano nei primi anni di vita: mi Muovo e Imparo. L’intelligenza senso-motoria, o cinestesico-corporea, che dir si voglia, caratterizza la prima competenza trasversale di vita (life skill) già in età infantile: saper ragionare in situazione, cioè avere la competenza di risolvere i piccoli-grandi problemi quotidiani che il bambino normalmente affronta.
Se ci immedesimiamo nell’adulto (genitore, educatore, insegnante) l’acronimo sottolinea la necessità di rispettare i bisogni dei bambini e dunque osservarli per capire come affiancarli e sostenerli nel loro percorso educativo. È come se il bambino ci dicesse, un poco alla napoletana: Mo’ V’imparo, guardatemi, seguitemi, che vi faccio vedere di cosa ho bisogno, cosa mi interessa, cosa muove la mia emozione e la voglia di agire nell’ambiente. È un richiamo ad aiutare i bambini, nel loro sviluppo, senza sostituirsi a loro, ma lasciando che siano i veri protagonisti del loro sviluppo.
Se ci immedesimiamo negli educatori/insegnanti l’acronimo riconduce alle emergenti teorie fenomenologiche sull’Embodied Education 1, ovvero sull’educazione che considera pienamente l’unitarietà mente e corpo, in situazione, come elemento fondamentale della cognizione incarnata. Mi Muovo e Imparo, allora, significa saper predisporre esperienze sensorimotorie, radicate in attività concrete, in cui funzioni esecutive, emozioni, percezioni possano coinvolgere tutto il sé di ogni singolo bambino. 

Ascoltiamolo, allora, il bambino. Ascoltiamo il suo accorato richiamo rivolto agli adulti, che egli ama, ai quali non chiede sostituzione ma aiuto e affetto.

 

Io bambino….. aiutatemi a crescere

Cari genitori, educatrici e adulti tutti...
…aiutarmi a crescere e maturare richiede la capacità di relazionarvi a me come persona pronta al rapporto intersoggettivo, bisognoso di interagire con voi così come dell’aria che respiro e del cibo di cui mi nutro.
Il fatto che sono piccolo e che dipendo da voi adulti, non deve farvi pensare che sono un essere incapace di affrontare la quotidianità della vita, anzi mi dovete riconoscere delle potenzialità incredibili che chiedono solo spazi e tempi per essere espresse.
La mia immensa voglia di vivere, la mia esuberanza, l’infaticabile ricerca di me stesso, deve trovare piena corrispondenza nell’ambiente famigliare e scolastico, deve rispecchiarsi in sguardi che mi accordino fiducia, che credano alle immense possibilità che spingono dentro di me come il magma in un vulcano.
È un viaggio, quello dello sviluppo, che io voglio percorre insieme a voi, forse stando un passo a destra o a sinistra, là ove il piacere di agire mi sospinge, senza interessi, senza tornaconti, solo per l’emozione di sentirmi al mondo.
In fondo, quando sono nato, vi ho sentito dire che ero venuto al mondo non che ero venuto nel mondo, e allora aiutatemi a essere protagonista del mio vissuto.
L’azione senso-motoria rappresenta il mio linguaggio prioritario, è l’espressione stessa della mia intelligenza, l’arma vincente nella pulsione intenzionale verso l’appropriazione dell’ignoto che mi circonda. Io non conosco nulla, devo apprendere tutto.
Curiosità, meraviglia, stupore, sete di conoscenza, alimentate da un’energia sproporzionata, mi sospingono verso l’esplorazione e la scoperta di tutto quanto mi affascina e interessa nell’ambiente in cui mi è consentito agire.
Quale stupore invece nel riscontrare le vostre ansie, il vostro timore rispetto alle mie iniziative, il continuo intervento sostitutivo o limitante che interrompe l’azione e risolve tutti problemi, togliendomi il gusto e il sapore dell’esperienza.
Quale confusione quando mi sento dire di stare fermo, di non toccare, di scendere da lì, di non arrampicarmi o di non scivolare a testa in giù.  Il mio entusiasmo si smorza e quel piacere che pensavo di procurami in ciò che avrei scelto di fare con gioia, viene cancellato da quanto devo fare per accontentare voi.
Il vissuto è bello se le esperienze piacevoli superano quelle spiacevoli, ma se la fatica supera il gusto allora non dite che sto giocando perché, di fatto, sto già lavorando.  Poi non vi arrabbiate se, appena posso, mi cimento in tutte quelle situazioni proibite, fonte di emozioni bellissime che voi adulti non comprendete più.
Ci sono un sacco di cose da apprendere attorno a me e non capisco perché invece di lasciarmi libero di imparare, magari da solo, mi create mille limiti e divieti che faccio fatica a comprendere se non nella vostra ansia.
Ansia poi di che cosa? Che mi faccia male? Ma perché voi da piccoli non siete mai caduti, o non vi siete mai sbucciati un ginocchio giocando allegramente e divertendovi? Eppure siete ancora qui, sani e vegeti. 
Quando gioco ai limiti delle possibilità lo faccio solo per mettermi alla prova, per capire fin dove mi posso spingere, per provare il piacere di controllare il mio corpo in determinate situazioni: mi arrampico, salto in basso, corro forte, ecc.  Queste esperienze, tra le altre cose, sedimentano in me l’autostima, mi fanno sentire capace di fare e agire, sempreché non veda in voi facce serie e contrariate o, peggio, ansiose.
Dovete anche pensare che proprio da queste attività nasce in me il senso di responsabilità, matura in me la prudenza, l’attenzione a giocare col rischio, perché divertente, e a tenermi lontano dal pericolo.
Oppure l’ansia deriva dal fatto che perdo molto tempo in cose che, secondo voi, non sono importanti, invece di apprendere quelle che voi ritenete determinanti e necessarie? Maria 2 tanti anni fa, ma lo dice anche oggi Peter 3, sostengono che noi bambini siamo capaci di autoapprendimento se lasciati liberi di agire. Allora il problema dove sorge?
Non sarà mica che gli apprendimenti che mi riguardano devono appagare vostre attese e aspettative prestative, i risultati che voi vi siete prefissi a mia insaputa?   Ora capisco perché mi avete forzato ad assumere la stazione eretta, dentro quel girello, dove percepivo la grande attesa rispetto al momento in cui mi sarei messo in piedi per compiere il mio primo passo. Che peccato, a me sarebbe piaciuto tanto gattonare per casa, invece di vivere dentro quel marchingegno che mi toglieva libertà e possibilità d’azione.
Spesso percepisco in voi l’ansia verso l’errore e l’insuccesso che, a dire il vero, io non so cosa siano visto che per me tutto è esperienza, tutto fa brodo, tutto è importante per il mio sviluppo. Quando gioco o esploro liberamente posso permettermi il lusso di fallire e di sbagliare, perché così facendo imparo ad agire meglio e con maggior precisione nelle esperienze successive. Ma non sono i nonni che dicono: “sbagliando s’impara!” Allora che problema c’è?
Ma quest’ansia non è che si diffonderà a tutti gli apprendimenti che mi attendono nello sviluppo?  Se dovesse essere così, penso di esaurirmi entro i primi dieci anni di vita.
Ma se ci mettessimo tutti d’accorto, i genitori, le educatrici e il sottoscritto, non sarebbe una cosa intelligente e produttiva? Magari ci diamo delle regole, delle abitudini, delle linee educative condivise da rispettare sia a scuola sia a casa. Gli esperti la chiamano alleanza educativa e serve a garantirmi pari trattamento in famiglia e al nido. Da parte mi ci sto perché non ho timore delle regole purché siano utili a tutti: a voi per calmare l’eccesso di ansia rispetto a quanto può capitarmi, a me per consentirmi di vivere situazioni educative coinvolgenti ed emozionanti.
;Certo che se voi adulti non vi parlate poi succede che al nido funziona in un modo, a casa in un altro e io non ci capisco più nulla, ne esco confuso e disorientato. Se invece cooperiamo e ognuno fa la sua parte in sintonia con gli altri, mi sembra si chiami interdipendenza positiva, si darà qualità a tutta l’azione educativa che mi riguarda, con grande vantaggio per tutti.
Se davvero volete avere cura di me in qualche modo dovrete creare quel clima che mi faccia esprimere in maniera autentica e naturale, lontano dalle vostre aspettative e vicino ai miei bisogni reali. 
Quali sono i miei bisogni reali? Questa sì è una bella domanda a cui, in realtà, posso provare a rispondere dando alcuni consigli relativi a quanto potete fare in tal senso:

  • Osservarmi per conoscermi e comprendermi.
  • Affiancarmi nelle mie attività senza sostituirvi a me ma apprezzando il mio impegno e il mio agire.
  • Garantirmi opportunità di esplorazione e di gioco libero. In queste due attività io sono in grado di apprendere tante cose e di maturare la mia personalità.
  • Rispettare i miei tempi, più ampi dei vostri e solo apparentemente dispersivi.
  • Aiutarmi a giocare autonomamente con le regole che so essere importanti e necessarie.
  • Rispettate quanto sto apprendendo,  senza forzarmi ad apprendere cose per le quali non sono ancora pronto o non provo ancora interesse, abbiate pazienza io apprenderò tutto.
  • Sappiate che ho bisogno di muovermi, di manipolare, di sperimentare il mio corpo e l’ambiente perché l’intelligenza che mi sostiene in questa età è quella senso-motoria, o come direbbe Howard 4 quella cinestesico-corporea.  Sviluppata bene questa, tutte le altre intelligenze sono un gioco da ragazzi.

La vostra pazienza, nel rispetto di queste mie esigenze, verrà ripagata nel tempo con uno sviluppo completo e integrato in tutte le aree della mia  personalità (cognitiva, motoria, emotivo-affettiva, socio-relazionale) con caratteristiche di autonomia, indipendenza e responsabilità.
Quello che vi chiedo è di starmi vicino, di apprezzare quanto io cerco di fare, di sostenermi nelle attività, di animare la mia giornata, di consolarmi un pochino nei momenti in cui qualche ansia viene anche a me, magari perché sento la mancanza della mamma.
Per il resto non preoccupatevi troppo, io sono desideroso di fare, di apprendere, di partecipare, di crescere con voi al mio fianco, condividendo il vostro affetto, la vostra comprensione, a volte anche la severità che non ha mai fatto male a nessuno. L’importante è farmi capire che mi volete bene, che state agendo per me, che ci tenete a vedermi crescere e maturare per quello che sono e non per quello che altri vorrebbero io fossi.
Andrea 5 ha cercato di raccogliere in questi anni,   indicazioni teoriche ed  esperienze concrete, che possono aiutare una riflessione personale sull’educazione rivolta allo zero-sei. 
Condividete gli orientamenti educativi a cui fare riferimento, adulti, genitori o educatrici/insegnanti che siate, elaborate atteggiamenti e buone pratiche di cura per lo sviluppo di noi bambini, futuri uomini e donne del domani.
Vi voglio tanto bene e ho piena fiducia nel mondo adulto. E voi?

 

 


1 Francesconi D. e Tarozzi M. (2012)  Embodied Education: A Convergence of Phenomenological Pedagogy and Embodiment, Studia Phaenomenologica XII, 263-288
2 Montessori M. (2014), La scoperta del bambino, Milano:Garzanti Editore.
3 Gray P. (2015) Lasciateli giocare, Torino: Einaudi
4 Gardner H. (1987), Formae mentis. Milano:Feltrinelli.
5 Ceciliani A. (2015), Corpo e movimento nella scuola dell’infanzia. Parma: Edizioni Junior Spaggiari.
Ceciliani A. (2016), Gioco e movimento al nido. Roma: Carocci Editore

 


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